Venerdì 30 ottobre 2026 – ore 20,30 Sala Pierluigi Cappello – Tricesimo
Donne portate dai colori. O dal vento forse, quello che talvolta soffia con troppa crudezza sull’esistenza degli umani. O da quell’aria sottile che accende le più sopite passioni, come fossero braci che ci fanno sfavillare di luce, rendendoci inquieti, spingendoci lontano da dove siamo nati. Per forza o per amore. Vite migranti dunque, che in questo preziosissimo “cartolario dell’anima” curato dalla sempre più brava Angelica Pellarini si raccontano. E ci raccontano del loro andare, non per strapparci un pensiero gentile, semmai per insegnarci che la dignità, il colpo d’ala visionario, il coraggio di una scelta, per quanto radicale e assoluta, sono un dono e vanno per questo preservati, anche quando tutto sembra dichiarare il contrario. Argentina, Giappone, Iran o Colombia poco importa: da mondi lontani qui da noi alla fine si ritrovano, queste donne del secolo XXI, mai smarrite tantomeno disorientate, inseguendo sogni o fuggendo paure, sempre costruendo ponti di pace, quasi fossero alberi che hanno radici profonde, ma piantate altrove e rami capaci di far esplodere gemme in luoghi nemmeno mai prima immaginati. Basterebbe saper credere alla solidità del fusto per attraversare mondi e scoprire che non sono abitati da alieni. Questo libro sembra quasi un invito a provare. In questa nostra Italia ingrigita da una crisi che ormai è più morale che economica e spaventata dalle trasformazioni globali che la investono, priva di strumenti per capirla e forse fin troppo egoista per volerlo fare davvero, incapace di coltivare utopie perché ha un cuore troppo piccolo e malato, queste donne migranti – che si chiamano Mami o Esperanza, Sandra o Tahereh – disseminano le loro pennellate di vita nei borghi dei nostri paesi. Le ha raccolte l’arcobaleno, come suggerisce il titolo, appropriatissimo, che non è soltanto una bella metafora.
Già gli antichi latini raccontavano che la nostra vita è fragile, appesa alla sottile esilità di un capello. E quando giunge l’ora di partire, non importa dove, sui sentieri di questo o di quell’altro mondo, è Iride che ci accompagna in uno sfavillare di caleidoscopiche rifrazioni. Quando abbandoniamo i luoghi nei quali ci siamo rispecchiati da sempre non siamo dunque soli. Quello che chiediamo è soltanto che qualcuno si accorga del nostro passaggio colorato. Se non lo fa è perché troppo distratto.
Oppure daltonico. In ogni caso resta tutto suo il difetto. Le bravissime illustratrici di SpiceLapis accompagnano con la loro arte le testimonianze raccolte. La voce e il colore così si impastano assieme nelle sfumature di storie tutte diverse fra loro eppure accomunate da una trama sottile. Inseguirle oltre le righe fiutando la levità del passo significa recuperare nella fantasmagoria dei colorati suoni il senso profondo dell’Umano.
Posted: Ottobre 20, 2026 by Maurizio Artico
Portate dall’Arcobaleno – Volti e storie di donne immigrate in Italia
Venerdì 30 ottobre 2026 – ore 20,30 Sala Pierluigi Cappello – Tricesimo
Donne portate dai colori. O dal vento forse, quello che talvolta soffia con troppa crudezza sull’esistenza degli umani. O da quell’aria sottile che accende le più sopite passioni, come fossero braci che ci fanno sfavillare di luce, rendendoci inquieti, spingendoci lontano da dove siamo nati. Per forza o per amore. Vite migranti dunque, che in questo preziosissimo “cartolario dell’anima” curato dalla sempre più brava Angelica Pellarini si raccontano. E ci raccontano del loro andare, non per strapparci un pensiero gentile, semmai per insegnarci che la dignità, il colpo d’ala visionario, il coraggio di una scelta, per quanto radicale e assoluta, sono un dono e vanno per questo preservati, anche quando tutto sembra dichiarare il contrario. Argentina, Giappone, Iran o Colombia poco importa: da mondi lontani qui da noi alla fine si ritrovano, queste donne del secolo XXI, mai smarrite tantomeno disorientate, inseguendo sogni o fuggendo paure, sempre costruendo ponti di pace, quasi fossero alberi che hanno radici profonde, ma piantate altrove e rami capaci di far esplodere gemme in luoghi nemmeno mai prima immaginati. Basterebbe saper credere alla solidità del fusto per attraversare mondi e scoprire che non sono abitati da alieni. Questo libro sembra quasi un invito a provare. In questa nostra Italia ingrigita da una crisi che ormai è più morale che economica e spaventata dalle trasformazioni globali che la investono, priva di strumenti per capirla e forse fin troppo egoista per volerlo fare davvero, incapace di coltivare utopie perché ha un cuore troppo piccolo e malato, queste donne migranti – che si chiamano Mami o Esperanza, Sandra o Tahereh – disseminano le loro pennellate di vita nei borghi dei nostri paesi. Le ha raccolte l’arcobaleno, come suggerisce il titolo, appropriatissimo, che non è soltanto una bella metafora.
Già gli antichi latini raccontavano che la nostra vita è fragile, appesa alla sottile esilità di un capello. E quando giunge l’ora di partire, non importa dove, sui sentieri di questo o di quell’altro mondo, è Iride che ci accompagna in uno sfavillare di caleidoscopiche rifrazioni. Quando abbandoniamo i luoghi nei quali ci siamo rispecchiati da sempre non siamo dunque soli. Quello che chiediamo è soltanto che qualcuno si accorga del nostro passaggio colorato. Se non lo fa è perché troppo distratto.
Oppure daltonico. In ogni caso resta tutto suo il difetto. Le bravissime illustratrici di SpiceLapis accompagnano con la loro arte le testimonianze raccolte. La voce e il colore così si impastano assieme nelle sfumature di storie tutte diverse fra loro eppure accomunate da una trama sottile. Inseguirle oltre le righe fiutando la levità del passo significa recuperare nella fantasmagoria dei colorati suoni il senso profondo dell’Umano.
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