Letture di Pasolini nell’ LXXX dell’Academiuta di lenga furlana a cura di Gianfranco Ellero
Pasolini a Mario Argante
Versuta, 12 dicembre (1945)
Egregio Sig. Argante,
spero che le sia capitato di avere tra le mani uno “Stroligut” o che per lo meno ne abbia avuto qualche notizia.
Io ho visto sue poesie sul “Ce fastu?” e sullo “Strolic”, e non dirò che mi abbiano convinto completamente, tuttavia mi sembrano senz’altro superiori a tutti i rosei e inutili zoruttiani che infestano il Friuli. C’è soprattutto qualche tocco, qualche avvio che ha una durata di pura lirica:
Co l’è nassut il frut,
la fada à fat la spola
tra l’ulin floc di nêf
e ‘l prin ciavut di viola
dove io lodo la felicità della rima, così soave, e l’aggraziato movimento che traspone in un’aura poetica il comune modo di dire “tra l’ultimo e il primo”.
Io le auguro di saper cogliere con esattezza la durata dell’emozione poetica, perché non le si diluisca in troppe strofette “d’occasione”.
Mi scusi se m’intrometto in questo modo, ma io che del friulano ho fatto un’esperienza tutta poetica (e niente affatto vernacola), attraverso continui e suggestivi richiami alla poesia delle origini, al romanticismo meno sentimentale, al simbolismo, vorrei che tutti coloro che scrivono in friulano sentissero ormai in questo modo.
Perciò vorrei chiederle il favore di conoscere meglio i suoi versi. Potrebbe inviarmene una parte? Quelli che lei ha scritto in maggiore intimità con se stesso. Se trovassi in essi qualcosa che corrispondesse alla mia poetica, o insomma, al gusto dello “Stroligut”, gliela stamperei nel prossimo.
Le chiedo di nuovo scusa. Cordiali saluti
suo
Pier Paolo Pasolini
Posted: Febbraio 24, 2026 by Maurizio Artico
LETTURE DI PASOLINI – AFFRESCHI E POETI SCONOSCIUTI
Letture di Pasolini nell’ LXXX dell’Academiuta di lenga furlana a cura di Gianfranco Ellero
Pasolini a Mario Argante
Versuta, 12 dicembre (1945)
Egregio Sig. Argante,
spero che le sia capitato di avere tra le mani uno “Stroligut” o che per lo meno ne abbia avuto qualche notizia.
Io ho visto sue poesie sul “Ce fastu?” e sullo “Strolic”, e non dirò che mi abbiano convinto completamente, tuttavia mi sembrano senz’altro superiori a tutti i rosei e inutili zoruttiani che infestano il Friuli. C’è soprattutto qualche tocco, qualche avvio che ha una durata di pura lirica:
Co l’è nassut il frut,
la fada à fat la spola
tra l’ulin floc di nêf
e ‘l prin ciavut di viola
dove io lodo la felicità della rima, così soave, e l’aggraziato movimento che traspone in un’aura poetica il comune modo di dire “tra l’ultimo e il primo”.
Io le auguro di saper cogliere con esattezza la durata dell’emozione poetica, perché non le si diluisca in troppe strofette “d’occasione”.
Mi scusi se m’intrometto in questo modo, ma io che del friulano ho fatto un’esperienza tutta poetica (e niente affatto vernacola), attraverso continui e suggestivi richiami alla poesia delle origini, al romanticismo meno sentimentale, al simbolismo, vorrei che tutti coloro che scrivono in friulano sentissero ormai in questo modo.
Perciò vorrei chiederle il favore di conoscere meglio i suoi versi. Potrebbe inviarmene una parte? Quelli che lei ha scritto in maggiore intimità con se stesso. Se trovassi in essi qualcosa che corrispondesse alla mia poetica, o insomma, al gusto dello “Stroligut”, gliela stamperei nel prossimo.
Le chiedo di nuovo scusa. Cordiali saluti
suo
Pier Paolo Pasolini
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