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FESTA DELLA LIBERAZIONE 2026

Racconti con la resistenza a cura di Sergio Sichenze

Intervengono gli Autori

intermezzi musicali

Questo libro di racconti nasce da una richiesta, rivolta a scrittrici e scrittori, di misurarsi con la memoria della Resistenza, con la condizione umana che impose un cambio di paradigma: un mutamento del nostro sguardo sul mondo. Una richiesta per rintracciare nei propri vissuti i sedimenti prodotti da quei venti mesi rivoluzionari; una ricerca che reca in sé una domanda: da lì comincia la nostra storia nella storia?, come scrisse Leonardo Sciascia a proposito della Guerra civile spagnola, periodo cruciale per la maturazione ideologica di un’intera generazione cresciuta sotto il fascismo. In che modo la memoria di quella storia nella storia ha teso a scrittrici e scrittori di oggi un agguato nei loro viaggi di carta, facendoli trovare, talvolta o sovente, dall’altra parte» (dalla nota del curatore, Sergio Sichenze).

Nell’ottantesimo anniversario della Liberazione, ventuno emozionanti e suggestivi racconti ci parlano non solo della Resistenza di allora, ma delle quotidiane resistenze dell’oggi.
Racconti di: Elisabetta Baldisserotto, Sonia Caporossi, Paolo Crespi, Anna Maria Curci, Luciana De Palma, Cristiano Dorigo, Francesco Forlani, Antonio Fiori, Angelo Floramo, Paolo Gera, Stefano Iori, Eugenio Lagomma, Abele Longo, Irene Pavan, Max Ponte, Orsola Puecher, Maria Teresa Regard, Sergio Sichenze, Enrica Simonetti, Luisa Stella, Pasquale Vitagliano. Con i contributi di Giorgio Mascitelli e Alessandra Pigliaru.

Golaine di studis sul autonomisim

dell’Istitût Ladin-Furlan pre’ Checo Placerean

Lingua poesia autonomia2004
Foglie/Fueis. Pasolini autonomista 1941-19492015
Nemici e falsi amici dell’autonomia friulana 1945-1947, 2018
(Risposte di Pasolini ai politici di Pordenone e ai comunisti)

Percorso su Internet:
www.istitutladinfurlan.it 
Ativitâts, Publicazions, Studi sul autonomisim

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

LETTURE DI PASOLINI – AFFRESCHI E POETI SCONOSCIUTI

Letture di Pasolini nell’ LXXX dell’Academiuta di lenga furlana a cura di Gianfranco Ellero

Pasolini a Mario Argante
Versuta, 12 dicembre (1945)
Egregio Sig. Argante,
spero che le sia capitato di avere tra le mani uno “Stroligut” o che per lo meno ne abbia avuto qualche notizia.
Io ho visto sue poesie sul “Ce fastu?” e sullo “Strolic”, e non dirò che mi abbiano convinto completamente, tuttavia mi sembrano senz’altro superiori a tutti i rosei e inutili zoruttiani che infestano il Friuli. C’è soprattutto qualche tocco, qualche avvio che ha una durata di pura lirica:
Co l’è nassut il frut,
la fada à fat la spola
tra l’ulin floc di nêf
e ‘l prin ciavut di viola
dove io lodo la felicità della rima, così soave, e l’aggraziato movimento che traspone in un’aura poetica il comune modo di dire “tra l’ultimo e il primo”.
Io le auguro di saper cogliere con esattezza la durata dell’emozione poetica, perché non le si diluisca in troppe strofette “d’occasione”.
Mi scusi se m’intrometto in questo modo, ma io che del friulano ho fatto un’esperienza tutta poetica (e niente affatto vernacola), attraverso continui e suggestivi richiami alla poesia delle origini, al romanticismo meno sentimentale, al simbolismo, vorrei che tutti coloro che scrivono in friulano sentissero ormai in questo modo.
Perciò vorrei chiederle il favore di conoscere meglio i suoi versi. Potrebbe inviarmene una parte? Quelli che lei ha scritto in maggiore intimità con se stesso. Se trovassi in essi qualcosa che corrispondesse alla mia poetica, o insomma, al gusto dello “Stroligut”, gliela stamperei nel prossimo.
Le chiedo di nuovo scusa. Cordiali saluti
suo
Pier Paolo Pasolini

Letture di Pasolini nell’ LXXX dell’Academiuta di lenga furlana

a cura di Gianfranco Ellero

Venerdì 20 febbrario 2026 ore 20.30 – Centro della Comunità Franco Sgarban – via San Bartolomeo, 24 Ara di Tricesimo

La storia: I Turcs tal Friùl

PREJERA “Crist,  pietàt dal nustri paìs. No par fani pì siors di chel ch’i sin. No par dani ploja. No par dani soreli.  Patì cialt e frèit e dutis li tempiestis dal sèil, al è il nustri distìn. Lu savìn. Quantis mai voltis ta chista nustra Glisiuta di Santa Cròus i vin ciantàt li litanis, parsè che Tu ti vedis pietàt da la nustra ciera! Vuèi  i si ‘necuarzìn di vèj preàt par nuja:  vuèi i si ‘necuarzìn che Tu ti sos massa pì in alt da la nustra ploja e dal nustri soreli e dai nustris afàns. Vuèi a è la muart ch’a ni speta cà intor. Cà intor, Crist, dulà ch’i sin stas tant vifs da crodi di stà vifs in eterno e che in eterno tu ti ves di dàighi ploja ai nustris ciamps, e salùt ai nustris puòrs cuarps. Ma di-n-dulà vènia che muart? Cui àia clamàt che zent di un altri mont a puartani la fin da la nustra puora vita, sensa pretesis, sensa idèai, sensa ‘na gota di ambiziòn? Ucà, a si stava, Crist, cu ‘l nustri ciar, cu la nustra sapa, cu ‘l nustri colt, cu la nustra Glisiuta … Èsia pussibul che dut chistu al vedi di finì? Se miracul èisa, chistu, Signòur, che tu ti vedis di vivi enciamò, quant che dut cà intor che adès al è vif, coma che s’al ves di stà vif par sempri, al sarà distrùt, sparìt, dismintiàt? E tu Verzin Beada? Sint se bon odòur ch’al sofla dal nustri paìs … Odòur di fen e di èrbis bagnadis, odòur di fogolàrs, odòur ch’i sintivi di fantassìn tornant dal ciamp. Ti, almancul Tu, ch’i ti vedis pietàt di nu, ch’i ti fermis il Turc.”

Pier Paolo Pasolini e la Storia friulana

di Gianfranco Ellero – Giuseppe Bergamini

La prismatica personalità di Pier Paolo Pasolini si è manifestata in una poliedrica produzione letteraria e artistica, che sta all’origine di una copiosa produzione critica specialistica: non si contano ormai i saggi sulla sua poesia, sui suoi romanzi, sulla sua pittura, sul suo cinema, sul suo giornalismo “corsaro”, sui suoi rapporti con la musica…
La Deputazione di Storia Patria per il Friuli, pubblicando questo libro, vuol dimostrare la profonda conoscenza della storia regionale da parte del Poeta e la necessità di analizzare le sue opere con criterio interdisciplinare.

Scarica il libro in PDF qua sotto

GIORNO DELLA MEMORIA – Tre chili di cenere

Nella lugubre storia dei campi di sterminio nazisti, si annovera una sola ribellione, quella del 7 ottobre 1944 ad Auschwitz, quando un gruppo di internati facenti parte del cosiddetto “sonderkommando” (la squadra obbligata a “preparare” i deportati alla camera a gas e a poi a cremarli nei forni) si rivoltò, bruciò due forni crematori e cercò di aprire un varco a un gruppo di elementi di supporto che attendeva al di là della Vistola, il fiume che scorreva tangente il lager. La ribellione venne soffocata quasi subito e i rivoltosi vennero impiccati.
La lettura scenica racconta il confronto fra una delle prostitute che “lavoravano” nel campo e un componente del Sonderkommando che ha cercato nascondiglio nel bordello. Nel drammatico faccia a faccia emerge la crudeltà dei lager, ma soprattutto l’abilità da parte dei nazisti di trasformare anche i deportati in autentici aguzzini nei confronti dei loro compagni di reclusione

Letture di Pasolini Nell’LXXX dell’Academiuta di lenga furlana

a cura di Gianfranco Ellero

Venerdì 30 gennaio 2026 ore 20,30 Centro della Comunità Franco Sgarban Via San Bartolomeo, 24 – Ara di Tricesimo

La gente: Viers Pordenon e il mont.

Il Poeta sa di essere Pasolini all’anagrafe, ma lui si sente Colussi, come la madre. E dopo aver mappato il territorio della sua “patria” fra infanzia e adolescenza (aveva 14 anni quando nel 1936 visita Valvasone, come sappiamo dalla seconda lettura), vuol conoscere dapprima la sua gente in linea materna, e poi il gruppo umano di Casarsa del quale la sua gente fa parte, rimanendo “imparentata” con il paese per religione, lingua, economia e paesaggio.
Scopre così che i membri della sua gente, i Colussi, come gli altri del paese, praticano da molto tempo l’emigrazione, causata talvolta dalla guerra.
All’emigrazione dedica quindi due testi fondamentali nel quadro della sua poetica in lingua friulana: “Il soldat di Napoleon” e “Viers Pordenon e il mont”, oggetto di studio nella lettura del 30 gennaio.
Incominciamo dalla prima composizione, dal sapore di “ballata”. Se digitate su Internet “Il soldat di Napoleon”, scoprite che il testo della traduzione italiana fu musicato e cantato da Sergio Endrigo nel 1962 per il suo album contro la guerra. Se poi chiedete a Internet di fornirvi il testo in friulano, ovvero l’originale, scoprite che non è possibile riprodurlo perché coperto da copyright.
Io, seguendo un lungo e tortuoso “sentiero” sono ugualmente riuscito a trovare un testo friulano, riprodotto nell’album “Cjantant Endrigo” del 2004, e così ho scoperto che qualche “autorità linguistica” operante nella nostra regione (che ben conosco), anziché riprodurre il testo originale in casarsese, lo ha trascritto in friulano standard. Ha quindi modificato il testo di Pasolini in quattro modi: 1. eliminando degli spazi fra gli emistichi (classico esempio di emistichio: Nel mezzo del cammin di nostra vita); 2. scomponendo in strofe un testo che non le contempla; 3. eliminando le virgolette del dialogato; 4. adoperando una nuova grafia (Cjasarsa per Ciasarsa, Cjamin per Ciamin, soldât per soldàt, mjeç per miès, cjaval per ciaval, eccetera), e questi sono delitti culturali!
Poco male, dirà qualcuno: si capisce ugualmente. D’accordo, non occorre un interprete. Ma siccome le lettere di un alfabeto, da sole o in gruppi, comunicano suoni, le modifiche ci impediscono di risalire alla vera pronuncia di Visèns Colùs, cioè ai suoni esatti voluti dal Poeta, che diceva e scriveva Ciasarsa, Ciamin, soldàt, ciaval, miès, eccetera.
La trascrizione, che crea confusione fra i parlanti, è quindi dannosa, oltre che non necessaria, per non parlare della mancanza di rispetto per un grande poeta. Si tratta in conclusione di una “traduzione” traditrice, anche perché diffusa su Internet, e chi si nutre del digitale, rimarrà convinto che il testo originale è quello modificato! È questo il classico esempio di come si possa rovinare una bella iniziativa (diffondere il friulani attraverso il canto) per questioni ideologiche o per ragioni di principio.
Più massiccia e di lunga durata l’emigrazione dei lavoratori, che toccò il picco nei quindici anni successivi alla Seconda guerra mondiale, quando la provincia di Udine perse 28.000 persone.
Il Poeta la ricostruisce in un’indimenticabile sintesi che sembra la trascrizione in versi di una sceneggiatura cinematografica. L’aspetto straordinario di questa poesia è rappresentato dalla ricostruzione dell’ambiente che gli emigranti hanno abbandonato, non da quello che hanno trovato lontano da casa, andando “viers Pordenon e il mont”.

Gianfranco Ellero

Letture di Pasolini Nell’LXXX dell’Academiuta di lenga furlana

a cura di Gianfranco Ellero

Venerdì 23 gennaio 2026 ore 20,30 Centro della Comunità Franco Sgarban Via San Bartolomeo, 24 – Ara di Tricesimo

Il paesaggio: foglie/fueis

IL PAESAGGIO DEL FRIULI NELLA PRODUZIONE LETTERARIA DI PIER PAOLO PASOLINI

“… Entrato nella prima strana giovinezza, la mania dell’Atlante si trasformò in una specie di romantica passione per il paesaggio, da cui nacquero le sue corse in bicicletta e le sue emozionanti scoperte.
Una di queste prime scoperte era stato Valvasone.
Fu in una giornata di pioggia del 1936. Sotto un cielo di bitume, e una campagna gocciolante, lucida come il nichel, giunse a Valvasone quasi in trance, e vide subito, dietro il fossato, silenziosi, i muraglioni del castello, sparsi di piccole imposte rosse e blu e vasi di gerani ai davanzali. Entrato poi nel paese dalla porta di ponente, vicina al castello, dopo una cinquantina di metri si voltò di colpo, e vide davanti a sè, grigio, nero, verde smeraldo, il più casto paesaggio della terra. Il torrione, con la porta a sesto
acuto, le case attigue coi loro portici simili a nicchie, e davanti, un prato verdecupo, nel cui centro un pozzetto ergeva i ricami della sua pietra lucida e dei suoi ferri battuti…”